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Parrocchia San Giovanni Evangelista

PARROCCHIA SAN GIOVANNI EVANGELISTA

Via Baccio da Montelupo 37  Telefono 057151048

50056 Montelupo Fiorentino

 

BREVE CENNO DI STORIA “Sull’uscita dello stretto della Gonfolina, dove comincia la valle inferiore dell’Arno, è Capraia, dov’erano i conti Alberti e che ai fiorentini pareva essere un fumo agli occhi; ma poiché prenderlo non potevano, gli edificarono all’incontro un castello che a scherno del nome Capraia appellarono Montelupo” (G. Capponi, Storia della Repubblica di Firenze, Firenze, 1875, vol. I, p. 18). L’odierna pieve è l’erede dell’antica chiesa madre dei Santi Ippolito e Cassiano in Val di Pesa, che si trova fuori del centro abitato e reca sulle mura dell’antico edificio ancora esistente i segni della sua nobiltà. Nel territorio vi erano anche altre chiese: S. Lorenzo, forse quella detta di Cacciacane presso la chiesa di Samminiatello, S. Jacopo, di un monastero femminile di remota fondazione; S. Giovanni Evangelista, di patronato del vescovo di Firenze. Vi erano anche due “spedali”: di S. Pietro (1589 e di S. Niccolò (XVI secolo); questo fondato dai frati Simone Saltarelli fiorentino, divenuto in seguito arcivescovo di Pisa, che serviva da ospizio per i frati domenicani di passaggio o da ritiro spirituale (Memorie domenicane, gennaio-aprile 1940, p. 22). Il 21 aprile 1789 furono trasferiti alla prioria di S. Giovanni Evangelista i titoli e i privilegi di S. Ippolito (AAF.: Filza di Cancelleria, alla data).

Pieve di Montelupo Fiorentino che si trova nel centro vecchio del paese, in via Baccio da Montelupo 35. L’interno della pieve, reca l’impronta dei lavori di restauro iniziati nel 1756, e presenta un semplice aspetto settecentesco con tre navate suddivise da due spoglie file di pilastri intonacati. Appesa a metà della parete sinistra troviamo l’opera di maggior rilievo: una tavola raffigurante la «Madonna in trono tra i Santi Sebastiano, Lorenzo, Giovanni Evangelista e Rocco». La presenza di Lorenzo tra i santi presenti nel dipinto suggerisce la provenienza dalla chiesa più antica dell´abitato…mentre quella dei Santi Rocco e Sebastiano suggerirebbe che la tavola sia stata eseguita quale ex-voto durante una terribile pestilenza. Il dipinto, che era stato riferito dapprima al Ghirlandaio, fu poi attribuito al Botticelli. Il recente restauro effettuato ha permesso di scoprire anche la datata di esecuzione (1499). (Particolare: «volto della madonna»). Nella cappella che fiancheggia il coro dalla parte opposta, quella cioè di testata della navata destra, troviamo la drammatica immagine scolpita di un «Crocifisso» di legno dipinto che poggia su una croce in legno di fico.

Proveniente dalla prioria di San Lorenzo, Il “Crocifisso” è di difficile datazione, anche se alcuni pensano di collocarlo verso la fine del Quattrocento. L’opera è riferibile, secondo una leggenda, ad un artista tedesco transitato da Montelupo come pellegrino. La singolarità dell’Immagine consiste nel forte espressionismo, accentuato anche dalla presenza di capelli e barba naturali, che amplifica il dolore di una figura col corpo coperto dai caratteristici bubboni della peste. Questi segni furono fatti in conseguenza di un evento miracoloso avvenuto al tempo dell’epidemia di peste del 1630. Imperversando questa terribile pestilenza, fu deciso di portare il Crocifisso in processione per le vie del castello da parte di tutta la popolazione con la conseguenza di una guarigione collettiva riferita anche da fonti attendibili.

 

Il Crocifisso proveniente dalla prioria di San Lorenzo, è di difficile datazione, anche se alcuni pensano di collocarlo verso la fine del Quattrocento. L’opera è riferibile, secondo una leggenda, ad un artista tedesco transitato da Montelupo come pellegrino. La singolarità dell’Immagine consiste nel forte espressionismo, accentuato dalla presenza di capelli e barba naturali, che amplifica il dolore di una figura col corpo coperto dai bubboni della peste. Portato in processione per la peste del 1630, salvò il popolo dall´epidemia.

Nella cappella di testata della navata sinistra troviamo un affresco, staccato e di provenienza dall’oratorio della Madonna della Neve, che si trovava sulle rive del Pesa e andò distrutto sotto i bombardamenti dell’ultima guerra. Si tratta di un’interessante pittura raffigurante la «Madonna in trono col Bambino», riferibile ad un ignoto della produzione fiorentina della metà del Trecento. Appesa sopra la porta di accesso ai locali settentrionali adiacenti la chiesa si trova una bella tavola raffigurante la «Visitazione», opera attribuita a Francesco Curradi e riferibile agli inizi del Seicento.

LA CHIESA La chiesa di San Giovanni Evangelista, attuale centro religioso di Montelupo Fiorentino, era in origine la chiesa del convento domenicano di Montelupo. La sua fondazione (1326) immediatamente precedente di un decennio alla costruzione delle mura, risale all’iniziativa di Simone di Guido, frate e poi priore del convento domenicano di Santa Maria Novella, con licenza approvata dal legato pontificio, cardinal Latino, con breve del 2 novembre 1326. In questa prima fase si trattò essenzialmente di un ospizio, dedicato a San Nicola, comprensivo di una chiesetta, abitata da un solo frate con l’aiuto di un converso. L’edificio non doveva rivestire una particolare importanza, tranne come luogo di sosta lungo la frequentata via Pisana, se le visite pastorali cinquecentesche lo liquidano in poche parole, tacciandolo come “indecentissimo” nel 1618. La seconda fase della sua storia inizia nel 1785, quando l’arcivescovo Martini, a seguito delle insistenze granducali, convinse i religiosi alla cessione dell’intero complesso, restaurato pochi decenni prima su iniziativa di fra’ Domenico Maria Forzini, il quale nel 1756 ne aveva rinnovato la facciata eliminando la tettoia e ponendovi una lapide commemorativa.

Trasferitovi così il titolo di prioria e la dedicazione all’Evangelista, patrono cittadino, di lì a pochi anni venne ad assommare anche quello dell’antichissima pieve dei SS. Ippolito e Cassiano (1789) ormai troppo decentrata rispetto all’abitato. Già nel 1796 la chiesa appare interamente modificata, soprattutto all’interno, ad opera dell’architetto Giuseppe Salvestri il quale concorse a dare all’edificio la leggerezza architettonica tardo settecentesca che tuttora conserva inalterata.  Il pievano Giuseppe Boschi la dotò del monumentale altar maggiore marmoreo; due altari furono eretti nelle testate delle navate, uno dedicato al SS. Crocifisso, in cui fu posto il simulacro proveniente dalla prioria vecchia, riferibile al primo Trecento secondo una tipologia marcatamente espressionistica ad uso penitenziale; nell’altro, consacrato alla Madonna del Rosario, una tela con tale soggetto.

Attualmente su una parete è l’affresco staccato proveniente dall’oratorio della  Madonna della Neve, distrutto durante l’ultimo conflitto, ed in precedenza collocato nella vecchia prioria. Si tratta di un’interessante pittura raffigurante la Madonna in trono col Figlio la cui lettura è in parte compromessa dal non perfetto stato conservativo, riferibile alla produzione fiorentina del quarto-quinto decennio del Trecento, caratterizzata da marcate influenze seneseggianti. Appesa sopra la porta di accesso ai locali settentrionali adiacenti la chiesa si trova una bella tavola raffigurante la “Visitazione”, opera attribuita a Francesco Curradi e riferibile al secondo decennio del Seicento.

 

Dalla vecchia pieve del castello proviene una terracotta rappresentante San Sebastiano riferibile al primo Cinquecento.Statua in terracotta di San Sebastiano che la tradizione popolare vuole di Baccio da Montelupo; si conserva nella prioria di San Giovanni Evangelista a Montelupo. Il corpo del martire è legato al tronco di un albero e sembra in attesa della tortura. L’unico storico che, a quanto è dato sapere, ha compiuto uno studio sull’opera – Cornelius von Fabriczy – si è limitato a negare l’attribuzione a Baccio, mentre secondo Gennaro Bucchi, che nel 1915 visionò per conto della Soprintendenza le opere d’arte presenti a Montelupo, si tratta di “opera di maestro del finire del Cinquecento derivata in parte dal San Sebastiano del Rossellino di Empoli, in parte da altre analoghe raffigurazioni quali il San Sebastiano del Sansovino a Santa Chiara e a Monte San Savino o l’altro del Kaiser Friedrick Museum”

Medesima provenienza per la tavola, forse la pittura più celebrata tra quelle esistenti nell’intero territorio, la Madonna col Bambino tra santi Sebastiano, Lorenzo, Giovanni Evangelista e Rocco riferita dapprima al Ghirlandaio, adesso considerata opera del Botticelli. Eseguita nel periodo tardo della sua attività, verso la fine del nono decennio del Quattrocento, fu resecata in altezza di una ventina di centimetri quando venne inserita nel nuovo altare al tempo del suo trasferimento dalla vecchia pieve; un recente restauro ha saputo restituire ai colori il loro splendore primitivo. La presenza di Lorenzo tra i santi presenti nel dipinto suggerisce la provenienza dalla chiesa più antica dell’abitato, mentre quella dei Santi Rocco e Sebastiano suggerirebbe che la tavola sia stata eseguita quale ex-voto durante una terribile pestilenza.

Appesa a metà della parete sinistra troviamo l’opera di maggior rilievo: una tavola raffigurante la “Madonna in trono tra i Santi Sebastiano, Lorenzo, Giovanni Evangelista e Rocco”. Il dipinto, che era stato riferito dapprima al Ghirlandaio, fu poi attribuito al Botticelli, ma la tendenza è quella di riconoscerlo quale opera notevole della sua bottega (con interventi diretti da parte del maestro). Il recente restauro effettuato ha permesso di scoprire anche la datata di esecuzione (1499). La Vergine è seduta in trono, ha in braccio il Bambino, ed è circondata dai quattro santi a cui rimane legata la tradizione del Paese di Montelupo. Non è difficile riconoscerli, grazie agli oggetti (gli “attributi”) che li distinguono: alla sinistra del dipinto c’è San Sebastiano con accanto San Lorenzo, entrambi con gli strumenti del loro martirio (le frecce, e la grata). Seguendo sulla destra troviamo San Giovanni nell’atto di scrivere il Vangelo e San Rocco.

PIEVE DI SAN GIOVANNI EVANGELISTA

oratorio dello Spirito Santo

Attiguo alla chiesa di San Giovanni è l’oratorio della Compagnia dello Spirito Santo, oggi di proprietà della Ven.Confraternita di Misericordia. Si tratta di un unico vano che, nonostante la fondazione quattrocentesca dell’istituzione religiosa e della sua sede originaria, è frutto di un rifacimento operato nel Settecento. L’ampia aula è scandita da una serie di paraste di stucco riferibili agli inizi dell’Ottocento, mentre sono da datarsi a poco più tardi gli stalli di legno che occupano tre lati del rettangolo. Alle pareti e sull’unico altare sono presenti alcuni dipinti due dei quali di un certo pregio. Sulla controfacciata troviamo una tela raffigurante la “Madonna Assunta adorata dai Santi Giovanni Battista, Francesco, Dionigi, Martino di Tours e Pietro Martire”, notevole dipinto del Seicento riferibile al fiorentino Lorenzo Lippi, confratello della Misericordia e fervido partecipante alla vita religiosa del tempo. Sul ricco altare, realizzato e decorato nel 1691, si trova la tela col “Salvator Mundi tra quattro Santi tra i quali Carlo Borromeo e Giovanni Evangelista”, opera firmata da Ulisse Ciocchi e da lui eseguita, nel 1614, su commissione di Carlo Brandini. Alla sinistra dell’altar maggiore, sempre nell’area presbiteriale si trova un importante reperto sacro quale l’urna con le spoglie mummificate di San Giovenale, conservate in una teca dorata risalente al Seicento.