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Parrocchia di San Vito e Modesto in Fior di selva

«Risiede sulle colline già coperte di selve e specialmente di pinete, fra il poggio del Malmantile e la riva destra dell’Arno lungo la gola della Gonfolina”. Il primitivo nome della zona è “Luciano della Gonfolina”. I Cadolingi vi ebbero un castello che, pervenuto alla Repubblica fiorentina, fu poi concesso verso il 1363 al capitano di Ventura Melano Rastrelli d’Asti, poi agli Strozzi e in seguito agli Antinori» (E. Repetti, Dizionario geografico-fisico-storico della Toscana, Firenze, 1833-34, vol. I, pp. 904 e 147). Suffraganea della pieve di Signa, la chiesa di S. Vito e S. Modesto a Luciano, detta più tardi in “Fior di Selva”, è citata nel Diplomatico del “Capitolo” fiorentino fin dal XIII secolo. Nel XIV secolo i Frescobaldi comprarono un castello presso S. Michele a Luciano, chiesa alla quale fu annesso un Oratorio detto di S. Mamante o di S. Mommè) presso Signa, quando il corso del fiume passava a tramontana del paese. S. Michele fu annessa alla chiesa di S. Vito nel XV secolo, come risulta nella Visita Pastorale di mons. Arrigo Corsini, nel 1422. La sede parrocchiale dopo l’ultimo conflitto bellico fu trasferita a metà del colle, presso la via Pisana, poco lontano dal ponte a Camaioni. Dalla trasformazione dell’ex scuderia Antinori è stata ricavata una nuova chiesetta dignitosa, e comoda per la popolazione.

SAN MICHELE ARCANGELO A LUCIANO

Nei boschi dell’Antinoro, su un’altura, a poca distanza dall’Oratorio del Santissimo Nome di Maria, sorge la chiesa di San Michele Arcangelo a Luciano, già suffraganea della pieve di Signa. La chiesa, di cui si hanno notizie attorno alla metà del Duecento, si trovava all’interno del castello di Luciano, di proprietà dei conti Alberti. Ai primi anni del Quattrocento, causa il progressivo spopolamento, la chiesa di San Michele Arcangelo fu unita alla vicina chiesa dei Santi Vito e Modesto, mentre a metà del Cinquecento, sotto il patronato dei Frescobaldi, fu annessa alla chiesa di San Mamante, sempre nel piviere di Signa. Ciò non fermò la sua decadenza e l’abbandono nel quale versa, che sta facendo aumentare il suo degrado col trascorrere del tempo. L’edificio consiste in un’aula rettangolare, con copertura a doppia falda, dotata di abside, risale alla fine del XII secolo, mentre, il campanile a vela con doppia apertura è stato aggiunto successivamente. Il paramento murario denuncia la tipica fattura delle chiese rurali costruite nella seconda metà del XII secolo, caratterizzato da un regolare ricorso di conci in pietra arenaria piuttosto integro nelle varie parti, mentre il coronamento absidale mostra una serie di archetti pensili di lontano richiamo lombardo.

L’interno, anch’esso profanato, conserva nel catino absidale un interessantissimo affresco (nella foto: particolare del volto di Gesù Cristo e della Madonna) raffigurante «il Cristo Apocalittito attorniato da angeli ai cui estremi sono la Madonna e San Giovanni Battista. Si tratta di una pittura di ambito fiorentino del tardo Trecento (se non dei primi del Quattrocento) forse da porre in rapporto col patronato dei Frescobaldi – che lo detenevano da tempi antichi insieme alla chiesa dei santi Vito e Modesto – come attesterebbe il piccolo stemma dipinto nell’interno della finestrella absidale.